CONCERTS DE VLR

VLR sans VLR

// EN

If there’s one thing you can depend on from the French, it’s wacky Dadaist post-rock. VIVE LE ROUGE call themselves an "orchestral rock hybrid", but that’s kind of an understatement. While their compositions have a grand, dramatic heft (particularly the half-wept, half-shouted dialogue in "Les Mains Rousses"), they also have a quaint cacophonic quality that can rattle your skull if you’re not paying attention.
Vive Le Rouge will definitely keep you on your toes. Their songs vacillate without warning between moments of tenderness and tension. Minor chords hang like power lines, dangerously low to the ground, waiting to electrify careless passers-by. Furious handclaps emerge from nowhere like a divebombing flock of birds. Quiet moments of gentle bells, underscored by subtle bass lines, can lapse into an earthquake at the music shop without warning. More to the point, their music can hit the listener personally with a particular acuteness. When they shout, it’s as if they’re yelling at you, specifically, and the plaintive moments of quiet guitar sit like pools of reflection poured just for you. There’s a lot going on with VIVE LE ROUGE and a lot to look out for, so step carefully.
Georgiana Cohen

// IT

romanticamente folle

Davvero inclassificabile questo disco dei VIVE LE ROUGE, orchestra francese che in soli tre pezzi per tre quarti d’ora in totale di musica riesce a mettere dentro di tutto e di più. Partono epici come uno dei gruppi di Mike Patton (Mr Bungle, Fantomas, Faith No More), proseguono con malinconiche e romantiche melodie balcaniche e finiscono con aperture e cambi in stile rock americano anni novanta sull’asse Chicago-lousville. Come per i gruppi citati (tra cui inserirei anche i CERBERUS SHOAL, per l’attitudine vagamente progressive), anche per questa band francese il termine ‘crossover’ è quello che meglio renderebbe l’idea di quello che ci si potrebbe trovare di fronte; il riferimento è più che appropriato perché davvero la loro musica è un labirinto di influenze e suggestioni, tra le più disparate. Nel loro ‘toccare e fuggire’ mi hanno ricordato anche l’attitudine del ‘rock-in-opposizion’ oltre ai connazionali e storici ETRON FOU LELOUBLAN con i quali condividono soprattutto un’abilità tecnica, la varietà di strumenti e un’assenza di schemi predefiniti. Inoltre innestano un senso pop che qualcosa ha in comune con certi gruppi giapponesi tanto da non essere poi tanto fuori strada se li considerassimo una versione occidentale degli AFTER DINNER. Musica crepuscolare tra cabaret, feste paesane, fanfare, free form, rock e tradizioni folk legati a doppio filo con uno spirito romanticamente pazzarello. Decisamente bravi.
Alfredo Rastelli

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Aucune date de prévue.

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